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Racconti mirabellesi

I vostri racconti da condividere con altri appassionati del genere, per inserire un racconto sul sito mirabellesi,
inviate il tutto a giacomogozza@mirabellesi.com powered by mirabellesi.com Mirabella Imbaccari



Giovedi, 8. Aprile 2010 - 16:43 Ora
Un’altra realtà di Rosario Gangi.

Roberto sfrecciava a tutta velocità dentro la sua Stilo grigia.
Quella mattina si era infilato dentro la sua macchina ed era partito senza una meta precisa. O forse no!
Guidava già da parecchie ore. La sua testa gli diceva di tornare indietro, ma la sua volontà nel proseguire era più forte. Con le mani incollate al volante, e il piede schiacciato sull’acceleratore ormai stava arrivando a destinazione.
Si ritrovò in un incrocio. “ altri dieci chilometri e poi…” pensò.
Era andato via da quel paese non appena aveva compiuto diciotto anni ripromettendosi di non metterci mai più piede. Troppe sofferenze, brutti ricordi che riaffioravano pian piano che la distanza da quel posto diminuiva.
La strada era come se la ricordava: piena di curve, un po’ più allargate ma sempre troppe.
Da lontano scorgeva già i primi tetti del suo vecchio paese. Alla sua sinistra una distesa d’alberi d’eucaliptus copriva una collinetta. Alla destra, decine di capannoni.
<<Mirabella Imbaccari>> si disse ad alta voce.
Sentì un tuffo al cuore quando con la sua auto si addentrò nel paese; dopotutto quel posto gli era mancato. Appena entrato nel paese rimase colpito dal manto stradale; nessuna buca, era così ben asfaltata che l’auto sembrava quasi fluttuare nell’aria. Sui marciapiedi, pali della corrente con le luci LED erano già accese. Aveva sentito parlare di queste nuove luci che pur essendo efficientissime, erano economiche ed ecologiche.
Salì per la Via Bellomia. Dalle finestre delle abitazioni sventolavano bandiere bianche e gialle.
Stava per arrivare in centro quando un vigile con un braccio disteso e il palmo della mano aperta gli intimava di fermarsi. Si dirigeva a passo spedito verso lui.
<<Da qui non può passare.>> disse il vigile.
<<Mi scusi, non lo sapevo. >> rispose Roberto con molto imbarazzo.
<<Non ha visto il cartello che consente la circolazione solo ai mezzi con il bollino verde?>>
Roberto non aveva visto nessun cartello; troppi cambiamenti in quella strada.
<<No, mi scusi.>>
<<Patente e libretto, per piacere.>>
Roberto allungò il braccio verso il cruscotto, prese un borsello di pelle nera dove teneva tutti i documenti e li consegnò al vigile.
<<Tutto in ordine signor Del Grosso. Mi scusi, ma noi facciamo solo il nostro dovere.>>
<<Non si preoccupi>> aveva risposto Roberto con un sorriso di circostanza.
<<Ad ogni modo, deve tornare indietro. Non può entrare in centro.>>
Roberto fece manovra e s’imboccò alla prima traversa. Pensò che gli sarebbe piaciuto rivedere la facciata barocca della chiesa proprio al centro della piazza. “sarà per un’altra volta…” pensò.
Il sole era quasi del tutto tramontato e a Roberto cominciava a brontolare lo stomaco.
Aveva solo l’imbarazzo della scelta. Un’infinità di ristoranti, trattorie, agriturismo, aspettavano solo di essere visitati.
Passando per una ripida discesa, si ritrovò in Piazza Aldo Moro, la piazza più alla moda del paese: negozi, pizzerie, pub, sale da gioco, erano allineati ai lati di quella che comunemente veniva chiamata “La Rotonda”.
Le luci LED erano al massimo della loro potenza. La piazza sembrava brillare: le persone passeggiavano in tondo, chi in un senso, chi per l’altro, altre uscivano dai negozi con le mani piene di borse. Al centro, dove un grande artista aveva realizzato un’opera futuristica, gli innamorati si scambiavano tenerezze.
Proseguì il suo viaggio. Lo stomaco adesso cominciava a fare male per via della fame.
Il ristorante che aveva scelto era situato su una collina. Un’insegna indicava di svoltare a destra accogliendo gli affamati con un bel “Buon appetito”.
Poco più in alto, Roberto vide un altro edificio. Incuriosito, proseguì la salita.
Salito fino in cima, un grande giardino perfettamente curato, dava la sensazione di essere arrivato in paradiso. L’edificio era enorme. Uscì dalla macchina avviandosi verso il grande portone. All’interno l’edificio non aveva niente da invidiare ai migliori hotel di Roma.
<<Buona sera. Posso esserle d’aiuto?>>
Roberto trasalì.
<<…no…si…>> si voltò trovandosi un angelo di fronte. Bella da morire: carnagione scura, cappelli castani ondulati e occhi verdi. Roberto rimase per un attimo senza parole. “Allora sono davvero in paradiso” pensò.
<<…Salve. Mi chiamo Roberto Del Grosso. Ho visto da lontano questo strano edificio e…>>
<< Sono Vittoria Cesti, la direttrice di questo centro benessere.>>
A Roberto quel nome sembrò familiare. Ora ricordava, era una sua vecchia compagna delle scuole medie. <<Vittoria, sei tu?>>
La signorina Cesti non aveva riconosciuto il suo vecchio compagno, e a quella domanda non diede risposta. <<Vittoria non ti ricordi di me? Sono Roberto, il ciccione.>>
Vittoria si ricordò di quel bambino cicciottello seduto all’ultimo banco nella sua classe. Quel bambino che per via di una tragedia era rimasto orfano.
<<Roberto…ma certo. Mamma mia come sei cambiato!>>
Quel bambino cicciottello non c’era più. Adesso si ritrovava davanti un bel ragazzo con un fisico da sportivo.
<<Il tempo cambia le cose.>>
<<Vedo. Mi dispiace per i tuoi genit…>>
<<È passato così tanto tempo.>> A Roberto il tempo sembrava non essere passato affatto, ma non voleva nessuna forma di compassione; se era andato via da quel posto, era dovuto anche al fatto che non sopportava di essere riconosciuto come l’orfano del paese.
<<Sei la direttrice di questo palazzo? ma che cos’è?>> chiese Roberto cambiando discorso.
<<È un centro benessere. Offriamo tutti i comfort di cui si ha bisogno: saune, massaggi…>>
<<È tuo?>>
<<Dei miei genitori>> rispose Vittoria.
<<Ma cos’è successo a questo paese, sembra che tutti abbiate vinto alla lotteria.>>
<<Si, in un certo senso…>>
<<Racconta.>>
<<Bé…da dove comincio. Dopo che il governo approvò il federalismo fiscale, noi residenti ci trovammo a dover scegliere se andarcene via o darci una mossa. La mia famiglia, particolarmente legata a questo posto, non aveva nessuna intenzione di partire per chissà quale altro posto. Decisero quindi di avviare un’attività. Grazie ai prestiti concessi a fondo perduto, sia dallo Stato che dalla Regione, e grazie anche al Comune che mise a disposizione prestiti a tasso agevolato, hanno messo in piedi quest’attività. Molti altri mirabellesi approfittarono di questi aiuti finanziari avviando anch’essi altre attività. Tutti gli artigiani mirabellesi, dal falegname al fabbro, scultore ecc, ampliarono le proprie imprese trasformando le loro piccole botteghe in vere e proprie fabbriche. Altre fabbriche ancora, producono carta, plastica, vetro…>>
<<Plastica, carta…>> interruppe Roberto incredulo.
<<Si, proprio così. Tutto questo è stato possibile grazie a quella che noi chiamiamo la primaria fonte di guadagno del nostro paese. Ti ricordi le mille polemiche scaturite per via della discarica?>>
Roberto ricordava ancora tutte le diatribe che c’erano state per via della discarica mirabellese.
<<Qualche anno fa>> continuò Vittoria <<il nostro Comune decise di riprendersi la gestione dei rifiuti, in primo momento affidato ad una società esterna. Facendo una campagna di sensibilizzazione e un cospicuo sconto nelle bollette, si sono raggiunti risultati eccellenti. L’immondizia che arriva oggi in discarica è il novanta percento differenziata. Quindi, dalla plastica selezionata da un cittadino del calatino, Enzo Baggia, il proprietario della fabbrica di polimeri, produce una bella sedia.>>
Roberto ancora più incredulo, ascoltava Vittoria senza dire una parola.
<<Ci crederesti se ti dicessi che i datori di lavoro sono costantemente alla ricerca di braccia? I cittadini mirabellesi sono praticamente triplicati. Chi era andato via è ritornato. Molti stranieri e forestieri hanno deciso di stabilirsi qui. Come puoi ben capire, aumentando la popolazione aumenta tutto, dal settore edilizio, alimentare, all’abbigliamento ecc….
Anche nel settore agricolo la produzione è triplicata, solo nel settore dell’asparago ci lavorano più di duecento persone!>>
Vittoria parlava con molta soddisfazione, e ne aveva tutti i diritti; se Mirabella era migliorata, il merito era di persone come lei che, anziché scappare, hanno preferito rischiare.
<<Scusami Roberto, ti starò annoiando?!>>
<<No, figurati, e poi mi piace ascoltarti.>>
A quel commento, Vittoria sentì il viso riscaldarsi “maledizione avrò la faccia rossa come un pomodoro” pensò.
<<Andiamo fuori, qui comincia a fare caldo>> disse Roberto vedendola arrossire. Una volta usciti, Roberto chiese: <<Vittoria, mi dici perché in tutto il paese sventolano le bandiere del Vaticano?>>
Roberto aveva notato che quelle bandiere sventolavano anche nell’enorme cancello del centro benessere.
<<Oh… a Mirabella non si fa che parlare di questo. Domani avremo una visita illustre.>>
<< Illustre? Chi, il Papa?>> aveva detto Roberto sorridendo.
<<Non così illustre. Deve venire a farci visita il Cardinal Petrucci. Nella tradizionale gita fine anno scolastico, i ragazzi delle medie sono andati a Roma. Alcuni genitori, sapendo che i loro figli sarebbero andati a visitare la città del Vaticano, fecero incorniciare alcuni lavori fatti con il tombolo, sai… i tipici pizzi fatti dalle mani fatate delle nostre madri. Fecero tre riproduzioni d’opere d’arte: la Piazza San Pietro, l’ultima cena di Leonardo da Vinci, e la madonna col bambino di Sassoferrato. Dietro ad ogni quadro le signore avevano scritto il loro nome e il paese da dove venivano. I ragazzi arrivati in Vaticano consegnarono i quadri alle guardie svizzere. Tutto era finito lì, fino a qualche giorno fa. Il Cardinale Petrucci in persona ha chiamato il nostro Sindaco mostrando un sincero interesse per le nostre meravigliose opere. Il Sindaco, vedendo il porporato interessato lo ha invitato a visitare il nostro museo del tombolo, e domani avremo questo onore. Da questa visita ci aspettiamo un effetto mediatico che possa fare conoscere i nostri splendidi manufatti al maggior numero di persone possibile.>>
Roberto e Vittoria erano affacciati da una terrazza naturale sopra Mirabella. Da quella posizione era praticamente tutta sotto i loro occhi.
Le luci illuminavano le strade. Dalle case sbucavano alcune gru a dimostrazione dell’inarrestabile crescita.
<<Che giorno è oggi?>> domandò Roberto
<<Il ventisei. 26. settembre 2014>>
<<Quanti abitanti fa Mirabella adesso?>>
Vittoria riusciva a scorgere dagli occhi di Roberto un’altra luce. <<L’altro giorno ho controllato su internet e nell’ultimo censimento fatto qualche mese fa, i residenti risultano 18.730>>
Roberto con lo sguardo verso il panorama, disse: <<da questa sera i residenti saranno 18.731.>>

Conetti





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